Nell’archivio di questo dominio c’è un titolo che dice tutto in poche parole: «UFFICIALE – Inter, colpo Godin a parametro zero». Colpo, e a costo zero. La seconda metà è vera per una sola delle voci di spesa.
Zero è riferito al cartellino
Un calciatore è legato al club da un contratto a termine. Finché quel contratto corre, chi lo vuole deve comprare il diritto a farlo giocare, e lo compra dalla società che lo detiene: è l’indennità di trasferimento, il cartellino. Quando il contratto scade, quel diritto smette di esistere. Il giocatore è libero e chi lo prende non deve niente a nessuno.
Ecco perché la formula dice zero. Zero al club di partenza, non zero in bilancio.
Le voci che restano tutte
Ne restano almeno tre, e nessuna è piccola. C’è l’ingaggio, che in un’operazione a parametro zero è quasi sempre più alto di quello che il giocatore prendeva prima: è la leva con cui lo si convince, ed è lui ad avere il coltello dalla parte del manico. C’è il bonus alla firma, una cifra una tantum che in pratica è il cartellino spostato dalla tasca del club a quella del calciatore. E ci sono le commissioni agli intermediari, che su un’operazione del genere tendono a salire, perché è l’agente a gestire l’asta fra i pretendenti.
Messe insieme, queste tre voci possono valere quanto un trasferimento a pagamento di fascia media. Il vantaggio resta reale. È solo di natura diversa da quella che il titolo suggerisce.
Perché ai club conviene lo stesso
Per i conti. Il cartellino è un costo pluriennale: si spalma sugli anni del contratto, un pezzo per stagione. L’ingaggio no. L’ingaggio pesa tutto nell’anno in cui viene pagato. Un club che ha bisogno di non appesantire il bilancio nell’immediato, ma può permettersi uno stipendio alto, nel parametro zero trova esattamente la forma che gli serve.
C’è anche il rovescio. A scadenza arrivano soprattutto giocatori maturi, e un contratto lungo firmato a trent’anni è un impegno che il club si porta dietro anche quando il rendimento cala. Su un affare a pagamento, in quel caso, resterebbe almeno un valore residuo da rivendere.
Le parole vicine, che non sono sinonimi
Nei titoli girano quattro espressioni e vale la pena tenerle distinte. Svincolato è chi è già libero adesso: nessun club lo detiene, e può firmare anche fuori dalle finestre di mercato. In scadenza è chi ha ancora un contratto in corso ma per pochi mesi: è ancora del suo club, che può venderlo o tenerlo. A parametro zero descrive l’operazione vista da chi compra. A costo zero è la versione da titolo, ed è quella meno precisa.
Una nota che spiega mezzo mercato invernale: negli ultimi mesi di contratto il giocatore può già accordarsi con un club di un altro paese per la stagione successiva. Da lì nascono le trattative che sembrano concludersi a gennaio e si materializzano a luglio, e da lì nasce la fretta con cui certe società preferiscono vendere a poco piuttosto che perdere tutto.
Le regole che governano scadenze e trasferimenti non sono italiane: stanno nel regolamento FIFA sullo status e sui trasferimenti dei calciatori, e valgono in tutte le federazioni.
Sul resto del vocabolario ci sono altre due formule che i titoli confondono spesso, la clausola rescissoria e il prestito con riscatto.